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La Corte UE fa chiarezza sui Codici CER “a specchio”

Con una sentenza sul rinvio pregiudiziale presentato dalla Corte di Cassazione Italiana, la Corte di Giustizia Europea interviene sul tema della classificazione dei rifiuti speciali con codici CER “a specchio”. Il detentore del rifiuto dovrà limitare l’analisi a quelle sostanze pericolose che si ipotizza possano essere presenti al suo interno.

La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata sul rinvio pregiudiziale presentato dalla Corte di Cassazione Italiana sul tema della classificazione dei rifiuti. La sentenza dispone che il detentore di un rifiuto, al quale possa essere attribuito un codice a specchio, è tenuto a determinare la composizione dello stesso e a effettuare campionamenti ed analisi che consentano di determinare le eventuali sostanze pericolose che possano ragionevolmente essere presenti. Non è invece obbligato a verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa, limitando appunto l’analisi a quelle sostanze che si ipotizza possano essere presenti nella miscela.

La Corte UE, in questo modo, bilancia il principio di precauzione con la fattibilità tecnica e la praticabilità economica delle analisi da svolgere sui campioni di rifiuto.